L'Uovo di Colombo: L'uovo di Colombo (1973)

l'uovo di colombo 1973

Su questo vulcanico quartetto capitolino vale la pena spendere due parole sulla sua line up in quanto almeno i 3/4 della formazione originale, hanno praticamente abbracciato tutta la storia dell'underground romano degli anni '70.

Per cominciare, il bassista Elio Volpini aveva lasciato i Flea nel 1972, i quali a loro volta lo avevano rimpiazzato con Fabio Pignatelli (bassista del gruppo Rivelazioni dove militava anche l'ex Banco del Mutuo Soccorso e Chetro & Co, Gianfranco Coletta) prima che questi andasse a far parte dei Cherry Five. Questi ultimi sono ricordati soprattutto per essere stati la prima formazione dei Goblin che all'epoca, oltre a Simonetti, Pignatelli e Morante, includeva pure il batterista Carlo Bordini proveniente dal duo Rustichelli e Bordini.

Il batterista Ruggero Stefani, che avrebbe successivamente fatto parte sia dei Samadhi, sia degli Alunni del Sole, proveniva invece dai Fholks, gruppo prodotto inizialmente da Maurizio Vandelli dell'Equipe 84 e comprendente ex membri delle Esperienze (futuri Banco del Mutuo Soccorso) e futuri componenti dei Logan Dwight, Goblin e della Reale Accademia di Musica.

Infine, l'ottimo vocalist Toni "Gionta" Tartarini avrebbe raggiunto poco dopo lo scioglimento dell'"Uovo", i Cherry Five.

l'uovo di colombo 02Detto questo, si intuisce che l'Uovo di Colombo non fosse soltanto una band costituita da abili e ricercati turnisti ma che, viste le singole referenze, avesse anche tutte le carte in regola per sfondare nel mondo del rock.

Infelicemente però, la sorte le remò contro almeno due volte: la prima fu per non aver avuto alcun lancio da parte della pur prestigiosa discografica Emi-Odeon-Columbia alla quale la band era legata da un contratto discografico esclusivo.

La seconda fu quando i musicisti non poterono "per motivi tecnici", tenere uno dei loro rarissimi concerti promozionali al "III° festival d'Avanguardia di Napoli" al quale oltretutto, erano stati invitati.

Al di là di queste avversità, resta comunque il fatto che il quartetto riuscì almeno ad immortalare il proprio operato con un solo album omonimo che, ironia della sorte, è molto più ricercato oggi che allora.

l'uovo di colombo 03Dotato di una raffinata veste grafica e pubblicato con ben due labels diverse (Odeon e Columbia), il disco si apre in maniera avvincente ("L'indecisione") palesando bene quali fossero i riferimenti artistici della band: l'esordio è di fatto compatto e hard, richiamando sia i passaggi più nobili degli Emerson Lake e Palmer, sia le grandi galoppate Prog delle migliori Orme e per di più, con una buona dose di personalità propria.

In pratica, un esordio davvero brillante che non lascia dubbi sulle potenzialità tecniche degli strumentisti.

Proseguendo con l'auditing però, anche all'ascoltatore meno attento non sfugge il fatto che la solidita compositiva del primo brano vada gradualmente stemperandosi in una continua ricerca di soluzioni musicali sempre più forzatamente accattivanti.

l'uovo di colombo 04E' il caso, ad esempio, di "Io"e "Consiglio" in cui la vocalità melodica e il suono d'avanguardia (comunque sempre tecnicamente eccellente) non riescono pienamente ad amalgamarsi restituendo un groove timbricamente indistinto se non addirittura spiazzante.

Stesso discorso vale per "Vox Dei", la cui base strumentale chiaramente ispirata agli Uriah Heep, si scontra violentemente con una melodia troppo canonica per essere usata in quel contesto. Oltre a ciò, i testi di retaggio molto freak basati sulla classica triade "famiglia, amore, spiritualità" non aiutano molto a sollevare l'album da questa impasse.

L'ultimo motivo di perplessità ci è fornito dai barocchismi pianistici dello "Scherzo" finale che, pur nella loro goliardia, disarticolano ulteriormente l'organicità del lavoro, minandone anche le possibilità conflittuali.
A conti fatti, occorre almeno riconoscere che, fosse anche solo per "L'Indecisione", questo disco dovrebbe far parte di tutte le discoteche degli amanti del Prog. Molto meno forse, per la sua complessiva immaturità stilistica che comunque, sarebbe stata certamente superata da una maggior considerazione commerciale e investimenti più fiduciosi.

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Devo confessare che è uno di quei dischi che spesso mi dimentico di avere. Meglio un uovo di colombo oggi, o un atomi rooster domani? Ai posteri l'ardua sentenza.

Ciao JJ

L'infaticabile Andy che aspetta un tuo commento sul suo blog. Ho appena scritto due righe su uno dei dischi che mi ha impressionato se non addirittura terrorizzato...

JJ JOHN ha detto...

Commercialmente penso sia meglio avere "l'Uovo" oggi. Poi domani te lo vendi, ti ci compri tutta la discografia dei Rooster e se sei bravo, ti avanza pure un bel gruzzolo.

dizaon ha detto...

caro JJ la tua casella di posta ha qualche problemino per cui ti lascio qui il link

http://www.myspace.com/tetesraidesofficiel

J.J. JOHN ha detto...

Boh, al momento non ho riscontrato alcun problema, cmq queste Tetes Raides credo potrebbero andare a braccetto con Maurizio Bubola o i Modena City Ramblers....

dizaon ha detto...

è tornato indietro la posta...beh rispetto ai MCR che conosco un po' lo stile musicale è un po' diverso...(però lungi da me litigare col critico musicale veh...) :-)

Anonimo ha detto...

Devo dire che la tua analisi come sempre non fa una piega caro JJ.

Andy

dizaon ha detto...

un saluto progressista :-)

tazpaz ha detto...

Dentro l'uovo una sorpresa..un bell'album suonato e arrangiato bene, io riascolterei il disco rimasterizzato....ma devo essere sicuro che il cd non perde il suo "fascino"...loro comunque sono la dimostrazione della "stupidità", che regnava sovrana in quegli anni in alcune case discografiche....bravi davvero!!!!

Anonimo ha detto...

mah a me sinceramente non è piaciuto molto.
lo trovo poco omogeneo pero la capacita dei musicisti è evidente e sono sicuro che se avessero avuto almeno un altro anno per maturare avrebbero tirato fuori un capolavoro
ciao francesco

giody54 ha detto...

ho fatto ascoltare il cd ad un mio amico di trent'anni che non conosceva niente di Prog ..è rimasto allibito "questo è suonare!"Peccato che non abbiano continuato..ma certo che la situazione in italia per chi faceva musica come questa non era rosea

Fabrizio ha detto...

La cosa che mi colpì quando scoprii "L'Uovo" fu l'esplosiva opening track del disco. Secondo me la più bella o tra le top 3 di tutto il prog italiano. Il resto del disco più o meno decente ma se si fosse mantenuto ai livelli della prima canzone sarebbe stato un capolavoro ammazza pfm, banco e che più ne ha più ne metta.

DogmaX ha detto...

Mmm... molto bello davvero, peccato che sia il loro unico lavoro :(

DogmaX ha detto...

JJ non vedo citazioni a "Turba"... :(

Quel brano mi ha folgorato, per potenza, semplicità a buon gusto!!!

Devo riascoltarlo tutto, ma "Turba" mi ha colpito sin da subito!

JJ John ha detto...

"Turba" non è male in effetti, ma mi è sempre sembrato un pezzo molto "giovanile": un po' da ragazzi che improvvisano in una sala prove su una tessitura hard.
Intendo dire: personalmente non percepisco come nell'"Indecisione" l'intenzione di veicolare tutti gli ingredienti nel progressivo.
E questo secondo me fu proprio un limite di quest'album: di non aver perseverato cioè sulla strada del primo brano perdendosi alla fine un po'.
Che mi dici? Io la vedo così.

DogmaX ha detto...

Ti ripeto, devo ascoltarlo meglio l'album per avere un'opinione in "toto", però effettivamente il primo brano era davvero un caso a se, eppure Turba mi è entrato subito in testa e mi è piaciuta subito, anche se è una canzone "ingenua" fa niente :)

Io l'avrei citata per esplosività, buon gusto ed efficacia, ma vabè, sono gusti alla fine xD

Per esempio JJ io penso che si debba parlare un po' di tutte le canzoni di un album, anche se le si cita solamente... senza fare la lista della spesa ovviamente, ma citando punti deboli e punti di forza attraverso le canzoni :)

JJ John ha detto...

Ci sono molti altri siti che utilizzano la critica "track by track", ma non funzionano. A mio avviso gli album degli anni '70 vanno analizzati per il loro "groove" generale, per i loro rapporti tra intenti e relazionalità, al limite con qualche cenno tecnico se è pregnate. Comunque sia per come si posero all'interno di un percorso e di un tempo storico.
Altrimenti se ne perde l'essenza.
Lo "zeitgeist" che stava alla loro base che è per me l'unica chiave di lettura per quel periodo.

Per questo può a ragione o a torto sfuggirmi qualcosa, ma di solito si tratta di fillers o di "brani funzionali all'insieme" la cui citazione non è del tutto obbligatoria.

So che è un'idea "di parte", ma per il momento regge e funziona.
Per il momento... naturalmente.